Goglio porta la stampa 3D di 3ntr direttamente in produzione

Spesso si parla di come la stampa 3D e, più in generale, le tecnologie additive non siano attualmente in grado di rappresentare degli strumenti di produzione completa a livello aziendale. Il caso di Goglio, società specializzata nel campo del packaging, dimostra invece come la stampa 3D sia a tutti gli effetti un mezzo efficiente per la produzione diretta.

Nata nel 1850, Goglio ha maturato una grandissima esperienza nella realizzazione di sistemi completi per il packaging (laminati flessibili alta barriera, macchine, accessori plastici e servizio): un settore che, come abbiamo visto in passato, sulla carta sembra aver poco a che fare con l’applicabilità della manifattura additiva, ma che al contrario risulta un banco di prova incredibilmente efficace. Durante la sua storia, Goglio ha continuato a innovare il proprio processo produttivo per garantire macchinari sempre più efficienti, fino ad arrivare all’adozione delle stampa 3D nel 2016 con l’introduzione di un sistema A2 di 3ntr.

“Il nostro rapporto con 3ntr e la stampa 3D in generale comincia nel 2016: all’epoca avevamo la necessità di trovare una soluzione economicamente sostenibile e qualitativamente soddisfacente per produrre palette differenti per macchinari differenti”, ha spiegato Olivier Gallati, Machine Development Manager di Goglio. “Sostanzialmente, si tratta di una variante che dobbiamo gestire. Abbiamo provato a utilizzare la stampa a iniezione, ma per giustificarne i costi erano necessari volumi di produzione troppo elevati rispetto ai nostri. Così abbiamo fatto uno studio e abbiamo optato per la stampa 3D a filo, acquistando la prima A2 nel 2016 e, nel 2017, una seconda A2 da affiancare a quella già presente nel nostro stabilimento. Da quando le abbiamo avviate la prima volta praticamente non le abbiamo più spente”.

Un percorso, quello tra Goglio e 3ntr, sviluppatosi lungo il corso di due anni ma partito fin da subito con un obiettivo ben definito: la produzione di pezzi finali da inserire nelle macchine per il packaging. Perchè al contrario di quanto succede solitamente in altre aziende che decidono di introdurre dei sistemi di stampa 3D all’interno del ciclo produttivo, Goglio ha accantonato la fase prototipale per concentrarsi direttamente sulla stampa di pezzi finiti, usati come componenti dei macchinari realizzati per i clienti.

“Il nostro focus fin dall’inizio è stata la produzione di pezzi finali”, continua Gallati. “Ovviamente abbiamo anche utilizzato questi sistemi qualche volta per dei test, ma per il 90% del tempo le nostre stampanti sono impegnate nella produzione dei componenti che vengono montati sui macchinari che poi vendiamo a i nostri clienti”.

Un risultato davvero stupefacente che è merito di un preciso lavoro di studio preliminare, di una profonda conoscenza del settore, dell’efficienza dei sistemi di 3ntr e del modus operandi dell’azienda, basato su commessa. Goglio infatti produce macchinari dedicati e personalizzati su richiesta dei propri clienti, aspetto che garantisce un maggiore controllo del flusso produttivo. Di contro, questa scelta necessita di strumenti produttivi in grado di fornire una forte flessibilità progettuale e costi di produzione contenuti, caratteristiche che l’azienda è riuscita a trovare perfettamente nelle soluzioni proposte da 3ntr.

La collaborazione tra 3ntr e Goglio ha dato vita a un caso applicativo che possiamo considerare unico nel suo genere: non è solo un esempio di integrazione perfetto delle tecnologie additive all’interno di un flusso di produzione collaudato, ma una validazione della stampa 3D come strumento per la produzione vera e propria. Allo stato attuale, infatti, ogni macchina prodotta da Goglio può contare su almeno una decina di componenti realizzati tramite stampa 3D, alcuni dei quali si possono considerare ormai come componenti standard. Speriamo che nel prossimo futuro anche altre aziende possano prendere spunto da questa realtà per far evolvere l’intero panorama legato alla produzione.